[Tempo di Elezioni] Lettera Aperta a Massimo Zedda - Corretto

Caro Massimo,

Per quanto mi sembri anche un po’ assurdo – oggi provo scriverti una lettera per augurarti una buona campagna elettorale e spiegare le ragioni di una scelta che non mi sarei mai aspettato di fare.

Anni fa tutto questo sarebbe stato impossibile.

Tu, preso ideali che non hai mai nascosto né tradito, eri probabilmente quanto di più lontano ci potesse essere da me, post democristiano appena vent’enne alle prese con un millennio che della DC (per fortuna, magari) non conservava più che le ceneri peggiori .

Avversari sconosciuti l’uno all’altro. Giovani cagliaritani con una visione tanto ben definita quanto diametralmente opposta di una città che entrambi avremmo voluto fare nostra.

Dieci anni dopo, oggi, ti scrivo per ammettere una sconfitta. Che è allo stesso tempo una mia sconfitta ed una sconfitta palese di quello in cui credevo.

Una sconfitta che, dieci anni dopo, ha bisogno del tuo aiuto per diventare pubblica e svegliare teste che un tempo credevo pensanti.

Nei dieci e qualcosa anni che hanno visto la mia coscienza civica fiorire e fuggire via quanto più lontano possibile, lo devo ammettere, c’eravamo noi a decidere le sorti della città.

Floris e la sua famiglia hanno rappresentato per anni quel senso di tranquilla continuità che le famiglie della Cagliari bene continuano a considerare la migliore delle rassicurazioni possibili: il mantenimento dello status quo. Di privilegi accumulati negli anni che a Cagliari passiamo di padre in figlio come fossero un copia delle chiavi di casa.

E pazienza se la città non è riuscita a trovare un’identità propria, se i problemi hanno continuato ad accumularsi, se abbiamo un lungomare orribile e centri storici disabitati. Un Floris in via Roma era quello  di cui la Cagliari bene aveva bisogno per continuare la sua lunga e storica non evoluzione.

Vedi, caro Massimo, io non sono di sinistra. Non lo sono mai stato; la sinistra qualche volta mi ha affascinato ma…semplicemente non mi appartiene.

Eppure gli anni di non governo della città, uniti all’unico nome in grado di dare continuità al non lavoro fatto da Floris – quello del tuo principale avversario – questa volta mi spingono a correre nelle stanze della mia Ambasciata e dare la mia preferenza a te. Senza vergogna.

Perchè aver scelto di rimpiazzare Floris con, forse, il più autoreferenziale dei candidati possibili – questa è stata una scelta che mi ha colpito come una subdola vecchietta ben fatta. Non mi ha ucciso, certo. Ma mi ha dato un fastidio tremendo e mi ha fatto saltellare dal disgusto.

L’aiuto che ti chiedo, caro Massimo, è quello di combattere contro il tuo omonimo avversario con tutte le armi che il buonsenso ti mette a disposizione. Ed anche con qualche colpo basso.

Visto che il nuovo quartiere di Cagliari non è stato costruito con affitti per aiutare i giovani e che la maggior parte delle famiglie hanno da scegliere il nome del ristorante in cui proporre il figlio come lavapiatti. Non la città con il Politecnico migliore nel quale far studiare la povera figlioletta. Giusto per dirne solo due, eh.

***

Oggi non posso sapere se tu sia il candidato ideale o meno. Mi dicono che sei un buon rompiballe, e questo mi piace. Ma non posso nascondere che qualche altro nome da mettere alla guida della città, qualche volta, mi sia pure venuto in mente.

Al momento, però, ti considero candidamente parlando come il migliore dei candidati possibili. Da preferire, tra l’altro,  a probabilmente il peggiore dei candidati possibili.

E ti considero il migliore, non perchè mi aspetti una rivoluzione di marca Zeddiana – ma perchè spero una tua vittoria possa innescare una bomba fortissima in grado di far risvegliare quel centro destra sardo che da troppi anni vive nell’illusione che – alla fine – tutto possa stare sempre allo stesso modo e basti essere nati con un cognome fortunato per decidere le sorti degli altri.

Pensa, in vita mia non avevo mai appoggiato la candidatura di nessuno.

Oggi, invece, inizio a farlo partendo da un mio avversario.

In bocca al lupo,

Giovanni

***

Come qualcuno mi ha giustamente fatto notare, la lettera contiene un grandissimo errore proprio nella sua conclusione.

In passato, infatti, mi capitò di supportare attivamente la campagna di un altro “ggiovane” della politica sarda, quel Mauro Pili che tanto mi entusiasmò quanto mi fece vergognare dopo i fatti che pochi ignorano.

Mi scuso per la leggerezza e mi chiedo come mai la mia mente mi abbia portato a dimenticare cose di cui un po’ mi vergogno ma che non posso cancellare perchè parte del mio passato. Passato da post democristiano, appunto.

Speriamo almeno che questa sia una volta un po’ più fortunata…

 

[Tempo di Elezioni] Riflessione triste di uno che ha abbandonato

Come se non fosse una delle cose peggiori che possano capitare a chi abbia deciso di mandare tutto al diavolo andando il più lontano possibile da una dinamica sociale imprevedibile quanto il tragitto di una lumaca, penso di esser diventato rancoroso.

Meglio, di esser ridiventato rancoroso. Per la prima volta da quando sono arrivato in Estonia.

“Ma perchè non hai fatto politica?” mi ha chiesto il compare di stanza lituano stamattina. Non per lodare le mie capacità, per carità, ma per farmi capire che al posto di lamentarmi di questo bugiardo o quel trasformista (bizzarro come queste due qualità siano oggi riassunte dal cognome di uno dei candidati a Sindaco di Cagliari) avrei potuto fare qualcosa.

E la sensazione che lui abbia ragione è sinceramente delle più tremende. Delle più avvilenti.

***

Per anni, forse anche per troppi anni, ho sognato di fare politica.
Lo sognavo quando potevo entrare gratis a vedere i cartoni animati all’Alfieri con la tessera del Comune di papà ed ho continuato a sognarlo quando la politica è diventata qualcosa di diverso dal semplice privilegio accecante.

Ho sognato di fare politica quando ho cominciato a scoprire la mia città, quando ho cominciato ad innamorarmi della mia città e delle strade della Marina, di Stampace e di quel quartiere di Castello che ho visto lottare contro i mulini a vento di una crescita impossibile perchè priva di qualsiasi piano.

Quando la ZTL mi sembrava sbagliata, quando ho scoperto la differenza tra il prezzo delle case e lo stipendio di chi 30 anni li ha appena compiuti. Quando ho finalmente capito che quelle persone che una volta aiutavo con i pranzi di volontariato avevano bisogno di molto altro – oltre a quel piatto di pasta calda e di arrosto.

***

Poi, maledetto treno, un giorno è finito tutto.

Dopo aver passato il mio tempo a fantasticare sul mondo e sulla società dai tavolini di un caffé, l’andirvieni parigino ha ucciso tutti i sogni. Ha sterminato quella fiducia in me stesso che per tanto tempo aveva portato la mia mente a volare altissimo.

Un treno sbagliato. La via più lunga per raggiungere il mio appartamento in boulevard de Grenelle. Per una volta niente Bentley, niente autista portoghese, niente famiglia russa che vuole piazzarmi a Sciences Politique.

Solo. Un treno sbagliato. La periferia di Parigi.
Con dentro uno studente di scienze politiche che sogna di cambiare il mondo ma che capisce di non sapere nemmeno dove cominciare per cambiare quello che conta. Perchè, all’improvviso, sembra che tutto quello che una volta sembrava importante ed intelligente sia quasi un insulto alla vita di chi riempie quelle strade e quelle caserme chiamate palazzi.

***

Quel giorno il giocattolo si è rotto. Finita la Bentley. Finito boulevard de Grenelle. Finiti i sogni di una vita al servizio di una società che non conoscevo. Finita la voglia di dare continuità ad un passato che, improvvisamente, mi è sembrato tanto vuoto quanto fine a se stesso.

Quel giorno è cominciata la fuga. Chiamatela Praga, Bruxelles, Tallinn. Sempre di una fuga si tratta.

Fuga dalle responsabilità che avrei voluto assumermi e che mi hanno fatto paura. Responsabilità che ho perso lasciandole nelle mani di chi, al contrario di come è successo a me, un simile tipo di passato lo vede come un gioiello da tenere in vita per affermare la propria superiorità sul mondo.

Per continuare ad avere il diritto di sentirsi più cittadino degli altri. Più importante di tutti quegli altri che, da tempo, vivono delle decisioni di chi porta il suo cognome.

***

Pensateci quando andrete a votare. Pensate che, per una volta, quel nome che vi è sempre sembrato fosse là nell’Olimpo della politica sarda potrebbe non valere tanto quanto lui vi dica.

Perchè quando la vita è diventata difficile, quando la nostra città è diventata tanto invivibile da non lasciar più spazio a quelli che sarebbero dovuti essere i suoi cittadini, lui c’era.

Quando Cagliari si divideva tra chi può e chi guarda, tra chi come lavoro va all’Antico Caffé e chi si siede alla cassa di un supermercato oppure alla scrivania di un call center – lui c’era.

Pensateci prima di premiarlo.

Pensateci bene.

Siamo messi bene.

Tempo di riprendere la penna in mano e ricominciare a buttar giù qualcosa che non sia solo il frutto di calcoli e lunghissimi file excel. Tempo di riflettere, di attaccare, di guardar fuori dalla finestra. Tempo di lasciar correre la mente.

***

A voler dire male di qualcosa, non si sa più neppure da dove cominciare. Sarà che si invecchia, che i capelli cadono insesorabili scossi dal terremoto matrimonio-mutuo-cane in grado di far vacillare la vita di chiunque – ma il disgusto è talmente tanto da non farmi neppure trovare le parole.

Mesi fa la polemica con Mario Calabresi: io chiedevo ai giovani di mandare tutto a cagare e pensare solo a loro stessi (individualismo cronico estone, si dirà), lui invece rispondeva che non si può chiedere a nessuno di mollare. Che servono fiducia e voglia di combattere per andare avanti.

Risultato.

Politica Nazionale: La dynasty del Primo Ministro è interessante perchè tutti vogliamo sapere come andrà a finire. Con quale coglionata mirabolante il settantenne più famoso d’Europa riuscirà a metterla nel sedere a tutti.

Parlamento:  Senza che dalle loro bocche esca un “Ma…”, un numero improponibile di Onorevoli parlamentari si fa trattare come tanti piccoli ragionier Fantozzi da spostare a proprio piacimento.

Disoccupazione giovanile: Questa non la commento. Tanto, voi che state leggendo e che avete meno di 35 anni, sapete benissimo cosa significhi esser sottopagati o disoccupati. Non avete bisogno del mio aiuto.

Cagliari: Fantola vuole fare il sindaco. Oh – non è che sia una sopresa per nessuno…la parte disgustosa è solo che possa finire per riuscire nella sua cara impresa e convincere tutti quelli che in Piazza Costituzione ci si fermano solo quando il semaforo è rosso a votarlo.

[Piccolo inciso: non è che rinneghi frequentazioni giovanili – è che trovo semplicemente disgustoso l’essere politico fantoliano, tanto credibile quanto Mario Floris che si batte per far emergere i giovani Sardi. Non parlo di conti bancari all’estero per non pagare le tasse, di disprezzo nei confronti di una gran parte dei cittadini, del controllo di quartieri e giornali…parlo solo di fastidio per un mondo politico autoreferenziale che non scomparirà mai]

Basta, mi sono intristito.

Parte un nuovo blog sulle elezioni. Alè.

Sembrava impossibile ma, alla fine, ci siamo riusciti. Acrrediti alla mano Ellen e Paul spenderanno la prossima domenica tra Ministero degli Esteri e Parlamento fino a notte fonda per costruire il primo blog live della storia di Estonian Free Press - micidiale. Ellen, Paul, i colleghi di Reuters, AFP, Deutsche Welle ed amici vari - tutti insieme per raccontare al mondo le elezioni in Estonia. dal vivo. al volo. live. Tutto mentre una nuova stagista potrebbe arrivare a settimane direttamente dal Sud Africa. Perchè da noi la diversità è un punto di forza. Perchè è solo con la diversità che si scuote il mondo…mica con altro. *** Nel frattempo qualcuno si lamenta ma non fa. Il mondo è pieno di occasioni piene. *** L’unico sito in inglese sulle elezioni estoni. L’unico blog live al mondo sulle elezioni estoni. L’unico esempio di giornalismo partecipativo in Estonia. Alla faccia di chi pensa che Estonian Free Press non sia una cosa seria. Divertitevi su http://elections2011.estonianfreepress.com Ne vale la pena.

Pezzi di Cagliari a Tallinn /2

Pezzi di Cagliari a Tallinn /2

Pezzi di Cagliari a Tallinn /1

Pezzi di Cagliari a Tallinn /1

Male. Male. Male.

A perder tempo con Berlusconi e le sue squallide baldracchette, mi son ritrovato con estonianfreepress.com preso letteralmente a bastonate da Google.

La domanda, a questo punto, è: come superare la penalizzazione?

…le pulizie di primavera sono cominciate…

Saluti da Woody.

Saluti da Woody.

On my way to the office

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